Mestatore del sottobosco messinese in epoca grunge e stoner, alla quale contribuì primariamente con le peripezie di un’ugola che sposava l’estetica della raucedine affermativa con un bass playing robusto e ben quadrato, Francesco Cipriano ha oggi lavoro e famiglia, i suoi thirty-something e tutti i postumi d’un idealismo che fa i conti con la recessione.
Old Polaroid sono il suo nuovo progetto, assemblato con il contributo di ospiti vari, fra cui spiccano la vocalità della cantante Zoe Berlin e vari cut up di tamburate dei batteristi Luca “Chaz” ed Enzo Cimino (già con Mariposa, Parente, Antolini). Francesco suona e “pensa” il resto degli strumenti, con entusiasmo e caotica lucidità. L’ep degli Old Polaroid è una sorta di circo à la John Spencer Blues Explosion (ma flaminglipsizzato assai fin quasi alle soglie del collettivo animale), un tripudio di caos creativo che procede lungo il sentiero d’una sarabanda imprendibile che lascia poscia un buon sapore in bocca. Vi si ritrovano gli ascolti di Francesco: shoegaze, new wave, ante-, post- e indie- rock (e pop). Eccentrico nell’arrangiamento ed esigente nel pretendere eleganza da ogni pezzo del puzzle, teatrale ed estroverso nel cantato di lei e nel controcanto di lui (che duettano emergendo dalla frenesia di campionamenti che salgono come bolle di sapone e scoppiettano come petardi) l’EP rivela buon gusto e savoir faire. Ma la sua virtù migliore rimane un’approssimazione felice, un vibrare tutto di scatto, una demenza paga e perspicua che brilla soprattutto nel perdifiato frenetico di “Connie won't let your family adopt a cat” e nel ripiegamento umorale di “All the attempts will fail”, psichedelica claustrofobia da baraccone.
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