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Fa freddo in Canada, abbiamo toccato punte di -30 e quindi, come potete ben capire, tra il freddo e il gelo c’é ben poco da andare a vedere in giro per locali. E senza concerti e nuove uscite degne di nota, il mio panorama musicale era freddo e desolato quanto il centro di Toronto nel pieno di una bufera di neve. Tutto questo finché non ho ascoltato Spirit If…per la prima volta, ovviamente, perché ora è cambiato tutto. Con Spirit If…ho capito subito che quello che stavo ascoltando sarebbe diventato presto un altro pezzettino di genio da aggiungere alla colonna sonora della mia vita. 14 brani non sono tanti, ma Kevin Drew spazia dal brutalmente onesto all’irrimediabilmente intimidatorio raccogliendo per strada sentimenti, umori e frasi senza senso in un album che è poetico e disarmante al tempo stesso. “Farewell to the Pressure Kids” sono 6 minuti di caos organizzato che riprendono la tradizione epica e avventurosa di BSS. “TBTF”, invece, è uno di quei pezzi che sprigionano un irrefrenabile senso di spensieratezza e libertà, con l’indelebile dichiarazione “you’re too beautiful to fuck” che si ripete costantemente. Ma ci sono anche la fragile “F--ked Up Kid”, “Gang Band Suicide” e “Frightening Lives”, probabilmente uno dei migliori brani di questo disco, dalla potenza adrenalinica impressionante (ma siete avvertiti, ascoltatela una volta e non riuscirete più a levarvela dalla testa.)
In realtà quest’album è uscito già da qualche mese ed è per colpa di quel “Broken Social Scene presents” all’inizio del titolo che stavo per perdermi un altro capolavoro della scena indie canadese. Mi sembrava troppo da opportunisti cercare di far aumentare le vendite usando il nome del supergruppo dei miei sogni, anche se, effettivamente, Drew ne è il co-fondatore. Alla fine, poi, tutti gli ospiti d’onore, dai soliti sospetti a Tom Cochrane, sono talmente tanti che questo album potrebbe facilmente essere scambiato per l’ultima nuova fatica dei BSS. Ma Spirit If… è molto di più di un lavoro di gruppo, è la riflessione dell’animo attento e percettivo di Drew, con forti richiami ai magnifici anni ’90, nonché alla spensieratezza e l’assurdità della vita. L’unica cosa che potrebbe rendere questo album perfetto è poterlo averlo su casetta, ma alla fine ascoltarlo ad altissimo volume su un qualsiasi stereo può anche bastare. Registrato nel corso di due anni a casa di Ohad Benchetrit, questo album è il primo in una serie di uscite di altri Broken Social Sceners, il prossimo turno è infatti di Brendan Canning.
Spirit If è quindi l’espressione musicale dell’animo di un romantico a vita. Famoso per i suoi improvvisi abbracci al pubblico durante i concerti di BSS, Drew è al tempo stesso un hippie moderno e uno dei frequentatori più assidui delle scene indie e rock. Questo album, anche abbastanza circolare, poiché finisce con un inizio ( “When it begins”), è un viaggio nei meandri della speranza e della paura. Seppure noto per le sue tendenze da megalomane, Drew non si ripete o impone troppo in questo album, la sua creatività si fa notare da se. Ed è infatti la semplicità a rendere questo album sublime, quasi catartico. Sicuramente un disco da coccolare e vivere per anni.
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