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Già talentuoso collettivo d'arte cinematografica - all'attivo apprezzatissimi corti e videoclip per Lush Rimabud, Gatto Ciliegia e Offlaga Discopax - i cinque ragazzi di Postodellefragole inaugurano un progetto musicale denominato Postodfellefragole music session. E lo fanno alla grande, con due album e ventun pezzi autoprodotti che esplorano pop/rock ed elettronica da diverse prospettive.
Detto che i landscapes alieni di "Circolari per paesaggio" ricchi di mistero e cacofonie sono troppo altri per venire ospitati su queste pagine, dedichiamo tutta la nostra attenzione a "Bonjour My Love", insolita proposta che fa incontrare blues giochereccio, blanda elettronica e numeri di pop acustico ai confini con la neopsichedelia.
Sono questi i collettori emotivi di un disco bello e concentrato, che si concede sprazzi di ironia nel falsetto di "A long goodbye" in mezzo a scatti fotografici ed offre ampi spazi di svago nell'esercitazione per slide guitar "Everything", nel blues festoso "Every Woman" e in quello più intensamente noir di "Not Even My Clothes".
Tutto, compresa la qualità delle registrazioni, è troppo buono per una band all'esordio, tanto più per un collettivo di gente già molto brava a fare altro, e vien quasi da inventarsi una qualche critica generica (che so, troppo dispersivo? Ma no), ma la verità è che dietro "Bonjour my love" non c'è alcun trucco. Se in futuro questi ragazzi decideranno di dedicarsi alla narrativa, poveri Wu Ming.
Non so come siano finiti nei miei bookmarks (mesi fa!) i Plastic Operator, duo cosmopolita dell'Internazionale elettropop, ma il momento in cui ho aperto per errore la pagina myspace ed è partita "Folder" è stato tra i migliori della giornata.
Non sapevo che Rough Trade aveva eletto Different Places album della settimana (quale? Boh!), con una tagline roboante tipo: "era dai tempi dei Postal Service che non sentivamo unire in maniera così perfetta electro e pop".
E' una piccola esagerazione, ma quel che è certo è che Different Places piacerà da matti ai fans dei Postal Service: Mathieu Gendreau e Pieter Van Dessel (uno da Montreal, l'altro da Antwerp. Quindi sì, collaborano via Servizio Postale) cucinano più o meno gli stessi elementi, con qualche aggiunta modernista. Indie ed elettronica da cineteca, qualche assaggio di vocoder, campionamenti d'archi ad aggiungere un posticcio effetto classico, finti breakbeat anni 80 per quelli in-the-know come noi.
Tanti ottimi pezzi citano la crema della produzione electro dell'ultimo decennio: la morbidezza degli Archive in "Why don't you?", l'incrocio Notwist/Peter Gabriel di "The Long Run", i Daft Punk digitallovici di "Another Sound", qualche accenno di Ibiza convertito in chiave pop da "Parasols", ma tutto questo non sarebbe nulla in assenza di "Folder", che assurge a classico istantaneo della futilità pop grazie a un hook killer che riporta alla rassicurante quotidianità del nostro desktop ("that's why I copy and paste/into your folder"; nessuno ci aveva pensato prima?), una base di ritmo alla Supertramp (!), la sovraimpressione di un violino, un video semplice e bello in computer art. E d'un tratto diventa evidente la lunga assenza della pura pop-elettronica slegata da trendysmi, seguiti, cerebralità, movimento, visori LCD.
Tutto (o quasi) è finto nella musica dei Plastic Operator, la voce non è di quelle speciali e non si può dire che Different Places sia una sfida allo status quo, ma mancava un gruppo così, da ascoltare a ripetizione e dimenticare nel giro di un mese. Viene in mente quel pezzo dei Phoenix di qualche anno fa, un tormentone di cui già non ricordo il titolo, perché è giusto così.
Un guilty pleasure da cocktail serale, per scaricare le pile prima della notte.