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C'è qualcosa di strano nell'album di The Tough Alliance, duo-elettronico-svedese al quale molti pronosticano un grande futuro. La loro elettronica leggera non è scevra di invenzioni ed eccentricità (cfr. il simil reagge di "Looking For Gold"), le canzoni sono tutto sommato piacevoli, irrobustite da ingegnosi campionamenti e da una solarità che rimanda agli anni 80 senza bisogno di troppi sottintesi: Henning Fürst e Eric Berglund da Gothenburg non hanno paura di sporcarsi le mani o di allontanarsi dall'ortodossia electropop, cercano di sviluppare il loro pop digitale per vie traverse, accenni black e variazioni armoniche ma proprio non riescono ad eludere quella che dev'essere una vera e propria ossessione per gli OMD, evocati in particolare dalle intenzioni melodiche di "First Class Riot" (zona "Locomotion") e dalla stilosa orecchiabilità di "The Last Dance" ma riscontrabile in ognuna delle otto tracce di questo mini album.
Tali intenzoni furstrate non sono il principale difetto di "New Chance", che anzi fa propria parte della miracolosa levità dei padri putativi pur senza mostrare la stessa capacità di ricerca e di profondità. No, il problema è la piattezza di voce e strumenti, soffocati da un velo persistente e imperforabile che finisce con lo schiacciare i suoni su una parete grigia, penalizzando la resa complessiva del lavoro a tutto vantaggio dei singoli brani, da godere preferibilmente in sessioni isolate come fossero altrettanti singoli. Ed è un peccato, perché il luminoso futuro di cui parlavamo in apertura per il momento non va oltre il livello di Embassy e Le Sport.
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Gli Handsome furs nacquero nel 2005 ,da un’ idea di Dan Boeckner e dalla fidanzata Alexei Perry, il primo, chitarrista- cantante nei Wolf Parade, la seconda,scrittrice.
Plague park è il loro debutto, esso racchiude tendenze malinconiche e arpeggi sinceri che riassumono il motivo dell’album stesso: la collisione tra la metropoli e la vita rurale. Ne sono un esempio le track Handsome furs hates this city!, Dead+ Rural
Minimali e oscure, quanto mature e ronzanti, le tracce si alternano in un dedalo di echi wolfparadisiaci, angolazioni alla Modest Mouse e gocce del John Frusciante più ispirato (What we had). Il topic dell’album è corroborato da una buona dose di realismo in cui la disillusa voce di Boeckner risuona esile, aiutata da una nitida chitarra acustica a volte sopraffatta da una coltre di batterie nude e movenze elettroniche assortite ( Sing! Captain, Dead+ Rural)). Cannot get starter e Dumbs Animal sono l’unica strizzatina d’occhio agli anni ottanta, segue la liquida Snakes on the Ladder, ballad elettro-acustica , dall’intro gemello di My iron lung, dei caposcuola Radiohead. Il risultato è molto convincente e conferma le caratteristiche di eleganza, semplicità e introspezione tipici di quell’introverso adolescente che è l’indie canadese, senza cadere nella tentazione del daydreaming, sia per i musicisti che suonano, sia per noi ascoltatori.