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Dovreste proprio sentirli, i Griddle. Perché di band come loro ce ne sono sempre meno. Dediti ad una sorta di pop progressivo e stralunato percorso da un'ironia pronta a sconfinare nel nonsense (che non è reale mancanza di senso, ma un senso troppo personale per dischiudersi a tutti), hanno riempito di straripante massimalismo melodico due album rimasti cosa per pochi, e medesimo destino riservano a "Klimty Favela", surreale racconto in musica e fumetti di un mondo futuribile in cui cadaveri umani fossilizzati vengono compressi e tramutati in bevande energetiche per atleti.
Fuori di testa e capaci di inserire ogni tipo di bizzarria nel tessuto melodico dei brani, i quattro di Oakland stavolta hanno spinto i propri esperimenti ancora più lontano: chiusisi in studio per una settimana a registrare improvvisate jam sessions catturate da un singolo microfono, hanno incaricato Kevin Seal (cantante, tastierista e abituale collaboratore di Tinymixtapes) di spezzare e ricomporre i nastri originali con l'aggiunta di una sezione ritmica ottenendone canzoni finite. Infine sono arrivati i testi, con il prezioso contributo del fumettista Stephen Tompkins a dar corpo a città fatte di denti, dottoresse di origini polacche e teste che esplodono.
Se la bizzarra eloquenza della band referenzia i migliori Flaming Lips, l'eclettismo delle scelte musicali e la progressiva stratificazione degli strumenti fanno pensare agli incompresi Rock-A-Teens, nelle cui corde albergava la medesima folle inventiva che guida i Griddle. Perché a dispetto della natura improvvisata dell'operazione, tutti i brani di Klimty Favela appaiono pienamente compiuti e corali, senza che le cuciture di studio o il caos delle registrazioni originali siano troppo evidenti: il lavoro al mixer ispessisce piuttosto visibilmente il tessuto dei brani rimarcandone gli aspetti prog, dall'iniziale e antica "City made of teeth" all'irregolare ottimismo XTC-iano di "Theme from the 1984 Olympic Games" (bissata da un tema parallelo per le olimpiadi del 2060 di sapore folk) per approdare alle tessiture barocche (addirittura!) di "Dr. Becky Bolanky", ai Flaming Lips ospiti del Magical Mistery Tour di "Then their heads exploded" ed al melodismo sixties/psichedelico pinkfloydiano di "Porpoise song".
Dedicato a chi ama le complicazioni (in)utili.